APPUNTAMENTO A CESENA

Monica mentre guidava ripassava mentalmente il susseguirsi degli eventi che l'avevano portata, alla guida della sua Opel Tigra, sull'autostrada A1 in direzione Milano.
Era una ragazza di 25 anni, abitava a Pescara e lavorava di buon grado presso una agenzia di viaggi. Di carattere allegro, aveva tanti amici, amava la musica e viaggiare. Conduceva una vita serena, anche se spesso, le capitava di sentire un vuoto dentro di sè, dovuto alla mancanza di un rapporto intimo e significativo con un uomo.

Le esperienze avute in precedenza, non erano state fortunate e l'avevano segnata profondamente. Aveva imparato a non illudersi sugli uomini e sul rapporto di coppia.
Monica aveva un'altra passione: il PC con cui si collegava, tramite internet, a diverse chat. Il suo nickname era PER FORTUNA SONO SOLA. Si divertiva a dialogare a distanza con ragazzi e ragazze. Si era fatta anche nuovi amici e le piaceva tenersi in contatto con loro.
E proprio grazie alla chat era entrata in contatto con Filippo, il ragazzo di Torino, che si apprestava ad incontrare quella sera, per la prima volta.
Ricordava ancora il suo primo messaggio, con il nick FILIPPO '70, le aveva scritto: «Ciao, sono convinto che il tuo nick sia una forzatura ed i tuoi desideri siano... al contrario».
Lei aveva risposto con un frettoloso: «E tu chi sei per dire questo?»
La risposta di Filippo non si era fatta attendere: «Sono il cielo dietro le nuvole, sono il tuo futuro».
Monica sorridendo, aveva risposto in tono canzonatorio: «Solo? Sei modesto!»
I messaggi erano continuati senza essere mai banali e riuscendo a suscitare in lei divertimento e interesse.
In seguito, aveva preso a messaggiare sempre più frequentemente, sentendo crescere la simpatia verso Filippo.
Lui aveva saputo ispirarle fiducia, riuscendo ad essere spontaneo, simpatico, comprensivo e dolce. In breve, le loro Mail-Box si erano riempite di reciproci messaggi.
Poi avevano cominciato a telefonarsi. Ormai quel ragazzo era entrato a far parte della sua vita.
Lei attendeva con trepidazione le sue tefonate. Si era affezionata alla sua voce ­ esile e delicata ­ e le loro conversazioni si protraevano a lungo.
Con lui si trovava a suo agio, riusciva ad aprirsi anche nel profondo del suo animo.
Di lui sapeva che aveva 27 anni, era programmatore informatico, praticava diversi sport, era alto 1.75 con occhi scuri e capelli biondi, ma sentiva di conoscerlo ben più profondamente di dentro, sapeva della sua dolcezza d'animo e della purezza dei suoi sentimenti.
L'unico neo di questo rapporto, era la ritrosia che Filippo aveva sempre opposto ad un loro incontro.

«Incontrandoci finiremmo col rovinare tutto» aveva ripetuto lui in risposta all'ennesima richiesta di Monica.
«Ma perché dici così», aveva ribattuto lei «fra di noi si è instaurato un bellissimo rapporto che forse va oltre l'amicizia e mi sembra più che naturale desiderare di conoscerti.»
«Oh Monica», aveva replicato Filippo «anch'io desidero vederti, parlarti, ma c'è un segreto che non riesco a trovare il coraggio di confessarti..»
«Cosa mi hai nascosto? Sei forse sposato?» aveva chiesto Monica.

«No, non ho nessun legame sentimentale e il mio cuore è libero. Anzi, ora un po' meno perché ci sei tu che te ne stai impossessando» era stata la sua risposta.
«Oh Filippo, anch'io credo di essermi infatuata di te e voglio conoscerti a tutti i costi. Facciamo un 'patto', il tuo segreto me lo svelerai quando ci vedremo. Guarda Filippo, anche se non sei bello, non importa, sono sicura che mi piacerai» aveva risposto lei con sicurezza.

«E va bene Monica, voglio accontentarti», aveva acconsentito lui «ma ricordati che per te sarà un grossa delusione.»
L'insistenza di Monica alla fine l'aveva spuntata.
Avevano concordato il giorno del loro incontro, stabilendo di trovarsi al casello autostradale di Cesena.

Finalmente, il momento tanto atteso, si stava avverando, avrebbe potuto parlargli guardandolo negli occhi.
Si trovava ormai molto vicina al luogo e all'orario convenuto e ancora si stava chiedendo se la scelta dell'abbigliamento, da parte sua, fosse stata felice.
Aveva optato per jeans di velluto, con una giacca in pelle nera e sotto una camicetta bianca che dava luminosità al suo viso.
Monica era molto carina, con un bel personale, capelli lunghi neri e occhi chiari. Ma continuava ad interrogarsi: Chissà se piacerò a Filippo? Magari non sono il suo tipo. Poi pensava a lui e alla cosa che le aveva tenuta nascosta: una menomazione fisica forse? Impossibile visto che praticava diversi sport. Be' qualunque cosa fosse per lei non aveva importanza, lo sentiva.
L'indicazione dell'uscita di Cesena, mise fine ai suoi pensieri e fece crescere la sua ansia.
All'uscita del casello, intravide subito la Mercedes nera targata TO, descrittale da Filippo e con il cuore in gola andò ad arrestarsi vicino ad essa, cercando di sbirciare attraverso i vetri.
Spense il motore e respirò profondamente, cercando di rompere l'emozione che l'attanagliava. Esitò prima di scendere, pensando che lui riconoscendo la sua Opel Tigra gialla, le sarebbe venuto incontro.
Infatti la portiera della Mercedes si aprì, lentamente, e...
Monica rimase sbalordita da quello che vedevano i suoi occhi.
Nella sua mente una miriade di pensieri si accavallavano alla ricerca di una spiegazione per quello che stava accadendo. Con timore scese anch'essa dall'auto.
Sentì la voce sottile, tante volte ascoltata al telefono mentre scandiva: «Ciao Monica, io sono... Filippo».
La sorpresa e l'incredulità si dipinsero sul volto di Monica, in quanto a pronunciare quelle parole era una splendida ragazza con i capelli biondi, che ora si trovava di fronte a lei.
«Ma... Che scherzo è questo?» balbettò Monica.
Sentì dentro di sè un vortice di delusione, rabbia e sgomento. Avrebbe voluto gridarle in faccia tutto il suo sdegno, ma non riusciva ad emettere una sola parola.
«Monica, capisco quello che stai provando. Vorrei tanto che tu mi insultassi, mi prendessi a schiaffi, perché è questo che mi merito. Io non volevo... sto soffrendo terribilmente per questa situazione... ora sai qual'era la cosa che non riuscivo a confessarti... Perdonami...» disse la ragazza scoppiando a piangere.
Monica la stava osservando sbalordita. Vide i suoi splendidi occhi neri riempirsi di lacrime, la vide mentre abbassava la testa, coprendosela con le mani, e sentì un misto di rabbia e compassione verso di lei.
«Ti sei presa gioco di me, sei pazza, hai scherzato con i miei sentimenti» riuscì a gridare Monica.
La ragazza rialzò la testa, il suo viso era rigato di lacrime. Con un fil di voce le rispose: «Monica io... io... TI AMO».
«Basta così» urlò Monica. «Non voglio più vederti» e scappò dentro la sua auto.
Mise in moto e partì, ma non in direzione dell'autostrada, aveva bisogno di riprendersi, decise di andare a bere qualcosa. Si diresse verso il centro della città in cerca di un bar.
Nella sua mente offuscata dal susseguirsi delle emozioni, prese corpo un nome: Filippo, il ragazzo che le aveva fatto riscoprire i sentimenti, non esisteva, era una donna. Sentì freddo in fondo al cuore e si mise a piangere.
Vide l'insegna di un bar, fermò la macchina, si asciugò gli occhi ed entrò. All'interno del locale, si sentì puntati addosso gli sguardi di un gruppo di ragazzi che stavano giocando a biliardo. Sentendosi a disagio, bevve un caffè ed uscì.
Sentiva il bisogno di parlare con qualcuno, prese il cellulare e chiamò Laura, la sua amica. «Telecom Italia Mobile, informazione gratuita, l'utente da lei selezionato...».
Cristo quando aveva bisogno di lei, Laura non c'era mai.

Salì di nuovo in auto, la sua mente non riusciva a staccarsi dal pensiero di quanto le era capitato. Filippo era una donna. Ripensava ai loro messaggi, alle loro telefonate, all'amicizia e all'affetto che si era instaurato fra di loro.
Era tutto finito. Si sentiva profondamente sola, umiliata e ferita. Decise di tornarsene a casa. All'imbocco del casello autostradale vide la Mercedes ancora ferma e sentì un colpo al cuore.
Si avvicinò all'auto in sosta e decise di fermarsi. Scese dalla sua auto e si diresse verso la Mercedes, aprì la portiera e vide la ragazza bionda che stava piangendo.
All'improvviso sentì tanta tenerezza verso di lei e il suo cuore cominciò a riscaldarsi. Si chinò sulla ragazza, le sfiorò i capelli, sussurrando: «Ma perché mi hai fatto questo?»
«Vedi Monica», rispose l'altra «all'inizio sembrava quasi un gioco... poi con il passare del tempo... mi sono affezionata a te... in un modo morboso... con nessun ragazzo ho mai provato le emozioni che mi hai fatto provare tu... non riuscivo più fare a meno di te!».
«Oh Filippo, Filippo... anch'io non posso più stare senza di te» sussurrò Monica.
Mentre parlava, le accarezzava il viso asciugandole le lacrime.